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La spesa raddoppia con le tasse

Pagare in tasse più del valore del bene? Succede, più spesso di quanto si pensa. E non solo per acquisti di cui è nota la pesantezza fiscale, come carburanti o sigarette, ma anche per voci che si immaginano meno insidiate. In un immaginario catalogo di spese sulle quali il fisco si riserva la maggioranza possono infatti comparire anche certificati anagrafici, trasferimenti di proprietà, viaggi aerei e molto altro ancora. Casi critici L’ultimo sorpasso riguarda i viaggi aerei, sui quali la voce «addizionale comunale sui diritti d’imbarco» è passata da quest’anno da 6,5 a 9 euro. Poca cosa, ma sufficiente a passare la soglia del 50% nel caso di biglietti low cost. E, secondo le stime delle associazioni dei consumatori, su un Milano-Roma si può arrivare a versare più del 67% in tasse. Valore che riesce a battere persino lo storico prelievo sul tabacco. I viaggi aerei non sono però la miglior prestazione nella categoria “rincari”. Il primato va alle accise sulla birra, che in due anni sono cresciute del 30% e hanno portato (complice l’Iva, nel frattempo passata al 22%) il peso complessivo delle imposte al 46% di una bottiglietta da 66 cl. Assobirra, associazione degli industriali della birra e del malto, segnala che negli ultimi 12 anni le accise sono aumentate del 117%, portandoci ai livelli più elevati d’Europa, in un Paese in cui i consumi sono tra i più bassi. L’associazione ha lanciato anche la campagna #rivogliolamiabirra, per segnalare che ormai il 46% del boccale se lo bevono le tasse. Ma nulla fa pensare che il fisco voglia allentare la presa. Il caso più critico resta quello delle sigarette elettroniche, con le quali si sta compiendo un curioso esperimento di autolesionismo fiscale. Molto in sintesi, la vicenda è la seguente: dapprima (anno 2013) si introduce su liquidi e apparecchi, compresi gli accessori, un prelievo del 58,5%, pari a quello per il tabacco; poi (dicembre 2014)un decreto legislativo rivede la tassazione, con un’accisa promessa alla metà di quanto grava sulle sigarette; ma l’intento si perde nel fissare le modalità del prelievo, affidato a un complicato criterio basato sulle «modalità di aspirazione», con il quale l’agenzia delle Dogane e dei monopoli detta un’accisa a 3,73 euro su una boccetta di liquido da 10 ml. Nel frattempo (aprile 2015) arrivano una bocciatura dalla Corte costituzionale e una sospensiva del Tar per la tassazione sugli apparecchi e sui liquidi senza nicotina. Non è chiaro? Forse questo lo è di più: secondo dati e stime di Anafe, associazione nazionale dei produttori di fumo elettronico, tra il 2013 e il 2014 hanno chiuso 3.800 negozi, le aziende italiane che erano le prime esportatrici d’Europa hanno perso quote importanti di mercato, il gettito che si attendeva di 112 milioni per il 2015 dovrebbe arrivare a 8, a essere ottimisti. I trasferimenti immobiliari Le imposte in misura fissa si fanno sgradevolmente sentire anche nei trasferimenti di proprietà immobiliari. L’imposta di registro, che ha aliquote comprese tra l’1,5 e il 15%, ha un minimo di mille euro, ai quali vanno aggiunte le imposte ipotecaria e catastale, anch’esse in misura fissa per un totale di 100 euro. Quindi, se si cede una proprietà immobiliare, una servitù, un terreno per un valore sotto i 1.100 euro, alle imposte va la fetta più grossa. Casi non frequenti, certo, ma non sono così rari, se si pensa a terreni agricoli o a spazi comuni condominiali. La famiglia media Ref Ricerche ha poi condotto per «Il Sole 24 Ore» un’elaborazione sul paniere Istat, utilizzando i dati di reddito e consumi della famiglia media italiana. composta dai due genitori e da un figlio minorenne. E l’elaborazione, che ha verificato l’incidenza di accise, Iva e altri oneri parafiscali sugli acquisti, conferma che il fisco di maggioranza è sempre in agguato, anche nelle lettere o nei servizi postali, così come nell’energia elettrica. La tabella qui accanto riporta il valore medio dell’impatto, pari all’11,5% della spesa mensile, che tradotto sul portafoglio fa una spesa di 283 euro al mese per famiglia. Con buona pace del valore della pressione fiscale sul Pil, che venerdì scorso ha segnato il 41,4% per il terzo trimestre del 2015, con un aumento dello 0,1 per cento. Per molte delle voci di questa pagina, si potrebbe anche fare 42. Sarebbe già un bello sconto.

Fonte: IlSole24Ore