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Tasse sempre piu' pesanti

TAX-LAND

La pressione fiscale sale al 53%. Nessun Paese tartassa così i suoi cittadini.

Siamo il Paese con la pressione fiscale più alta al mondo. E non solo quella calcolata sui dati ufficiali, ma anche e soprattutto se si prende in considerazione il sommerso dell’economia italiana. Quella immensa parte di gettito che manca in cassa fa aumentare di fatto il carico fiscale percentuale che grava sui cittadini onesti. L 'Ufficio studi di Confcommercio che ha calcolato che il peso delle imposte reale è pari al 53,2% del Pil, al netto dell’ economia sommersa che è intorno al 17,3% del prodotto interno lordo.

 

IL RECORD

Il carico fiscale così alto rispetto al Pil supera quello che in percentuale si registra nei maggiori Paesi nel mondo. Il Belpaese sopporta una voracità del fisco che è più elevata delle nazioni che hanno notoriamente una forte pressione fiscale come la Danimarca (51,3%), dove almeno il livello dei servizi erogati alla collettività presenta standard qualitativi elevatissimi. Ma anche della vicina Francia, che ha comunque un’economia sommersa di dimensioni inferiori alla nostra, e presenta una pressione fiscale effettiva al di sotto del 50%.

 

ITALIANI I PIÙ COLPITI...

Il peso fiscale non è la sola nota negativa che arriva per le tasche dei contribuenti onesti. Sì perché, per la stessa organizzazione dei commercianti, quando si tratta di emulare gli altri Stati per le azioni che portano sollievo ai cittadini il nostro Paese non ne vuole sentir parlare di allinearsi alle cosiddette buone prassi. Per Confcommercio, infatti, «molti Paesi hanno ridotto la pressione fiscale e hanno ottenuto ottimi risultati in termini di variazione positiva del Pil. Germania, Svezia, Olanda, Finlandia, per tacere dei paesi anglosassoni e degli Stati Uniti, sono stati capaci di ridurre spesa e tasse assicurando ai propri cittadini uno sviluppo della ricchezza tra l'uno e il due per cento pro capite per ogni anno dell'ultimo ventennio».

 

...E I PIÙ SFORTUNATI

I numeri dell'Ufficio studi, per il periodo 2000-2013, parlano di una pressione fiscale in calo del 6% in Germania e del 14% in Svezia, mentre in Italia il peso del fisco è salito di 5 punti percentuali. I rispettivi Pil dei tre Paesi considerati nella comparazione sono saliti del 15% e del 21%, mentre l'Italia ha mostrato una contrazione del prodotto interno lordo del 7%. «Questo è accaduto - precisa Confcommercio - a prescindere dalla partecipazione al sistema dell'euro. La Germania vi ha partecipato, la Svezia no, ma i risultati sono analoghi e ordinati nella giusta proporzione. L’Italia ha perso ricchezza anche perché ha accresciuto la pressione fiscale. Se ne desumerebbe, in modo aneddotico, che più che l’euro potè l'incremento del carico tributario e contributivo».

 

GLI EFFETTI SUL PIL

Gli effetti deleteri del prelievo continuano ad avvertirsi anche quest’anno. Confcommercio ha abbassato le stime sul Pil a +0,3% per il 2014, contro il +0,5% previsto lo scorso settembre. A pesare, secondo quanto rileva l’organizzazione, è il peggior andamento degli investimenti, in contrazione dello -0,9%, contro il -0,3% stimato a settembre, mentre i consumi dovrebbero leggermente migliorare a +0,2%, rispetto +0,1% previsto in precedenza: «L’economia nel complesso ristagna». Una robusta ripresa è ben lontano dal palesarsi. «Il 2014 sarà uno spartiacque tra crisi e modesta ripresa futura», sostiene, mentre il 2015 con il pil a +0,9%, sarà «un anno di transizione più che di ripresa». «Tutti i paesi europei crescono poco ma l’Italia è ferma», ha attaccato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, sottolineando necessità di «tagliare le tasse per favorire la crescita».

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In tale situazione, molte società stanno cercando di espandere il proprio business, aprendo in nuovi mercati d’oltreconfine.

La consulenza fiscale di MikyNiky Consulting LTD potrebbe essere il primo passo verso un cambiamento positivo nella gestione dei propri affari.